Quando pensi a un festival come il Nameless pensi ai palchi, ai droni, ai DJ e a decine di migliaia di persone che ballano sotto le montagne. Quello che nessuno vede è cosa succede dietro: ogni ripresa, ogni clip, ogni frame va scaricato, salvato, protetto e reso disponibile ai montatori in poche ore. È lì che siamo entrati noi. Al Nameless Music Festival 2026 SEM Devs ha gestito il data management e l'IT della media crew: l'infrastruttura invisibile che tiene in vita il girato di un intero evento.
Che cos'è il Nameless
Il Nameless è una delle più grandi manifestazioni di musica elettronica in Italia. Nato nel 2013 a Lecco, è cresciuto fino a diventare un appuntamento internazionale, e nel 2026 è tornato proprio dove tutto era cominciato: il Centro Sportivo Bione di Lecco, sulle sponde del lago di Como, con le Grigne a fare da sfondo al palco principale.
L'edizione 2026 si è tenuta dal 30 maggio al 1° giugno, su cinque palchi e con un pubblico arrivato da tutta Europa. In cabina si sono alternati headliner del calibro di Calvin Harris, John Summit e FISHER, affiancati da nomi come Pendulum, Andy C, Netsky, Sonny Fodera e Chris Lorenzo. Per dare l'idea della scala: l'edizione 2025 aveva superato le 90.000 presenze in tre giorni. Tradotto in linguaggio da addetti ai lavori: tantissime telecamere, tantissimo girato, zero possibilità di rifare le riprese.
Il problema che il pubblico non vede: i dati
Una media crew di festival è una macchina che produce dati a ritmo continuo. Decine di videomaker sparsi tra palchi, backstage, crowd e droni girano per ore, ogni giorno, in alta risoluzione. Il risultato sono terabyte di materiale al giorno che devono passare dalle schede delle camere a uno storage sicuro, e da lì ai montatori, perché le clip per i social non possono aspettare la fine del festival: devono uscire mentre l'evento è ancora in corso.
E c'è un vincolo che rende tutto più serio di un normale progetto IT: un festival non si rigira. Se perdi il girato di un set, è perso per sempre. Non esiste un "ricarichiamo domani". Questo cambia completamente le priorità: prima la sicurezza del dato, poi tutto il resto.
Il nostro ruolo: data management e IT
Dentro la media crew, SEM Devs ha presidiato l'intero ciclo di vita del dato: dal momento in cui una scheda usciva dalla camera fino a quando il montatore ci lavorava sopra. Tre pilastri: ingest, storage ridondante, rete di montaggio.
1. Ingest: nessun file lasciato indietro
Ogni videomaker, alla fine del suo turno, portava le schede alla nostra postazione. Da lì partiva lo scarico strutturato: ogni card veniva copiata sullo storage con verifica dell'integrità, così da avere la certezza matematica che il file scritto fosse identico all'originale, byte per byte. Naming coerente, cartelle organizzate per giorno, palco e autore. Niente materiale sparso su hard disk personali, niente "ce l'ho io sul mio SSD". Un'unica fonte di verità.
2. Doppio NAS: due copie, sempre
Il cuore dell'infrastruttura erano due NAS distinti che si copiavano a vicenda. Ogni file che entrava non finiva su un solo sistema, ma veniva replicato su un secondo NAS che ne teneva una copia speculare. Il principio è semplice e non negoziabile: nessun single point of failure. Se un disco fosse morto, se un'unità avesse avuto un problema, la seconda copia era già lì, allineata. Due copie del girato, in ogni momento del festival.
3. La rete: montare direttamente sullo storage
Qui sta la parte che ha fatto la differenza sui tempi. Invece di far copiare a ogni montatore il materiale in locale, un collo di bottiglia che avrebbe fatto saltare le deadline, abbiamo costruito una rete che permetteva a tutti i montatori di leggere e scrivere direttamente sul NAS, lavorando sullo storage condiviso come se fosse il loro disco locale.
Il dimensionamento: ogni postazione di montaggio collegata a 2.5 Gbps, e i NAS attestati con le porte in bonding, aggregate su un canale da 20 Gbps dedicato, isolato dal resto del traffico. Questo garantiva che, anche con più montatori che aprivano contemporaneamente flussi video pesanti dallo stesso storage, la banda non diventasse mai il limite. Editing diretto, nessuna copia locale da gestire, nessun tempo morto ad aspettare i trasferimenti.
Perché la ridondanza non era negoziabile
In un ufficio, un backup che gira di notte va benissimo. In un festival no. Il girato di un set di Calvin Harris esiste una volta sola, e la finestra per pubblicare le clip è di ore, non di giorni. Ogni singolo file doveva essere al sicuro nell'istante stesso in cui veniva scaricato, non "stanotte quando parte il backup".
Ecco perché la doppia copia su due NAS non era un lusso ma il minimo sindacale: è la differenza tra un guasto hardware che diventa un aneddoto e un guasto hardware che diventa un disastro irreversibile. Per tre giorni il nostro lavoro è stato, molto concretamente, far sì che niente andasse perso.
Il risultato
La media crew ha potuto fare il suo mestiere senza mai fermarsi per un problema di dati o di rete. Le clip sono uscite nei tempi richiesti, i montatori hanno lavorato in parallelo sullo stesso storage senza intralciarsi, e alla fine dei tre giorni il conteggio che conta di più era a posto: zero file persi.
Cosa ci portiamo a casa
Progettare infrastruttura IT non vuol dire solo scrivere codice in un ufficio climatizzato. Vuol dire anche montare storage ridondante e reti ad alta banda sotto un tendone, all'aperto, sotto pressione, dove un errore non si può correggere il giorno dopo. Il Nameless 2026 è stato esattamente questo: data management e IT sul campo, con la stessa cura che mettiamo nei nostri progetti software.
Se hai un evento, una produzione o un'attività che genera dati critici e irripetibili, il problema che abbiamo risolto qui è probabilmente anche il tuo. E noi sappiamo come si affronta.
